L’Associazione AGI, Avvocati Giuslavoristi Italiani, sezione Lazio, pubblica la lettera dei Giuristi Democratici che, unitamente a docenti ed avvocati giuslavoristi di vari Fori d’Italia, tra cui il primo firmatario Filippo Maria Giorgi, hanno inviato quest’oggi una lettera al Presidente della Repubblica Sergio Mattarella con la quale si formula la “richiesta di rinvio al Governo, ai fini del riesame, del primo decreto attuativo della legge delega 10 dicembre 2014 n. 183 —c.d. Jobs Act— «recante disposizioni in materia di contratto di lavoro a tempo indeterminato a tutele crescenti»”.

La lettera scaricabile sul sito www.agilazio.it evidenzia le possibili violazioni degli artt. 3 e 117 Cost, alle quali si aggiungono una serie di eccessi di delega, che hanno introdotto nel decreto previsioni normative non riconducibili ai principi ed ai criteri direttivi enucleati dal Parlamento. La lettera prende in esame le sole disposizioni ... interessate dai principali profili di incostituzionalità: gli artt. 1 [«Campo di applicazione» della novella con riferimento ai contratti stipulati successivamente all’entrata in vigore del decreto, implica che, accanto alla nuova disciplina, continueranno a trovare applicazione ai contratti in corso, sia l’art. 18 dello Statuto dei Lavoratori, che l’art. 8 della legge 604 del 1966, i quali non risultano derogati in alcuna loro disposizione, se non in quella relativa al presupposto temporale per la loro applicazione.], 2 quarto comma [fattispecie nella quale si accerti che il licenziamento motivato per inidoneità fisica o psichica del lavoratore sia risultato ingiustificato], 3 [arretramento della tutela avverso il licenziamento invalido, in quanto la sanzione meramente indennitaria diventa la regola generale e la reintegrazione, sebbene non sia eliminata, viene riservata ad un’ipotesi del tutto marginale (il licenziamento disciplinare nel quale sia stata fornita la prova diretta della insussistenza del fatto materiale contestato)], 4 [conseguenze del vizio di motivazione (art. 2 legge 604/66) o di quello derivante dal mancato rispetto della procedura di contestazione disciplinare (art. 7 legge 300/70)] e 10 [licenziamenti collettivi] del testo approvato.